Intervento della Dirigente Scolastica, prof.ssa Natalia Scalisi.

“Quasi alla conclusione del percorso formativo all’esercizio di una cittadinanza responsabile, attiva e consapevole, accogliamo, oggi, nell’auditorium dell’I.I.S.S. don Colletto, un testimone di legalità, Paolo Borrometi, là dove “testimone” significa coerenza con i principi e i valori di cittadinanza attiva, in cui si crede e ai quali, nonostante le gravi minacce e i continui pericoli, si rimane fedeli.

Giornalista impegnato in inchieste “scomode”, che hanno fortemente minato il tessuto dell’illegalità e della malavita organizzata, in particolare quella ragusana e siracusana, Paolo Borrometi è l’espressione vivente di un ruolo al quale l’informazione non può abdicare: scavare ogni giorno nel sistema di potere criminale, nei suoi intrecci con quello politico ed economico, per poi raccontarne le conseguenze sulla vita dei cittadini, sull’ambiente, sul tessuto sociale e istituzionale del Paese. Quella contro le mafie è una battaglia di libertà e per questa battaglia Paolo Borrometi è stato oggetto di ripetute minacce di morte, tanto gravi che oggi vive sotto scorta.

Ex multis, con le sue inchieste ha contribuito allo scioglimento del Comune di Scicli per infiltrazioni mafiose, al commissariamento per mafia di Italgas, la prima azienda quotata in borsa ad essere oggetto di questo provvedimento da parte del tribunale di Palermo, del Mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande del sud Italia… e potrei continuare.

L’articolo 21 della nostra Costituzione sancisce che tutti hanno “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Inoltre attesta che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Pertanto, la libertà d’espressione e il diritto all’informazione rappresentano una pietra angolare dell’ordine democratico, contribuendo in modo determinante alla pari dignità di tutti i cittadini.

La consapevolezza di questi diritti sarà tanto più diffusa quanto maggiori saranno le occasioni di dibattito e di confronto non solo tra i giuristi, i rappresentanti delle istituzioni e i giornalisti, ma anche tra gli utenti dell’informazione; tra questi, specialmente i giovani che dei media interattivi sono i principali fruitori.

Ma occorre saper scegliere nel flusso costante dell’informazione globalizzata le testate, gli opinion leader più credibili e seri, per evitare di incorrere in pregiudizi, falsità e sottovalutazioni. Tanto più se si ha a che fare con le mafie. Per tal motivo è stata sentita la necessità di “Costituire un osservatorio nazionale permanente sull’informazione in tema di mafie, tutelare il diritto di cronaca, ridimensionare il segreto di Stato, favorire realmente l’erogazione di fondi pubblici ad iniziative editoriali indipendenti”.

Come ha affermato Roberto Morrione, presidente di “Libera informazione”, “Nell’era della comunicazione globale e dell’adorazione del totem televisivo, la mancanza di conoscenza favorisce il perpetuare di paura, omertà, indifferenza, consenso attorno ai poteri criminali.” Ma ci sono giornalisti, scrittori e inviati di televisioni, radio e giornali, come Paolo Borrometi  i quali, rischiando in prima persona, tengono viva la voce della legalità denunciando piccoli e grandi abusi, corruzione, connivenze politiche, imprenditoriali e di sub-cultura di massa, pubbliche e private.